100 Italian Circular Economy Stories - La ricerca Enel-Symbola

Data : 14 marzo 2018

“Chi dice che è impossibile non dovrebbe disturbare
chi ce la sta facendo.”
Albert Einstein

 

 

 

Le sfide ambientali delineano nuove opportunità che, anche grazie alle nostre tradizioni produttive, possono essere a portata di mano per l’Italia: l’economia circolare è una delle più affascinanti e promettenti. Dai rottami di Brescia agli stracci di Prato alla carta da macero di Lucca, l’Italia, povera di risorse, ha sempre praticato forme di uso della materia più efficienti, più intelligenti e innovative: quelle che oggi chiamiamo economia circolare. Grazie a queste tradizioni virtuose e alla nostra capacità nazionale di ribaltare un limite in un’opportunità, siamo tra i Paesi più avanzati nella green economy e nell’economia circolare. Come certifica Eurostat, tra i grandi Paesi europei siamo quello con la quota maggiore di materia circolare (materia prima seconda) impiegata dal sistema produttivo: quasi un quinto del totale (18,5%), ben davanti alla Germania (10,7%) unico Paese più forte di noi nella manifattura. Con 256,3 tonnellate per milione di euro, dato quasi dimezzato rispetto al 2008 e molto minore rispetto a quello della Germania (423,6), siamo il più efficiente tra i grandi Paesi europei nel consumo di materia dopo la Gran Bretagna (che impiega 223,4 tonnellate di materia per milione di euro e che ha però un’economia più legata alla finanza). Siamo secondi dopo la Germania (59,2 milioni di tonnellate) per riciclo industriale con 48,5 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi avviati a riciclo (meglio di Francia, 29,9 Mt, Regno Unito, 29,9 Mt, Spagna 27 Mt). Un recupero che fa risparmiare energia primaria per oltre 17 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, ed emissioni per circa 60 milioni di tonnellate di CO₂ (elaborazione Istituto di ricerche Ambiente Italia).
Quella che raccontiamo in questo volume è un’Italia – fatta di imprese, centri di ricerca, enti non profit – spesso poco conosciuta, che ha il merito di aver portato il Paese a questi primati percorrendo la via dell’economia circolare, a volte anticipando norme che si muovono più lentamente della società e dell’economia. Risultati che sono il frutto della sinergia virtuosa tra l’innovazione delle imprese, l’attività di ricerca e formazione delle università, la promozione di un nuovo modello produttivo da parte di consorzi e associazioni.
Questi 100 soggetti (solo un assaggio di quelli effettivamente in campo) ci permettono di ricostruire un profilo del made in Italy fatto di bellezza e qualità ma anche di innovazione e sostenibilità. Più allineato agli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu.
La maggiore efficienza che caratterizza la gran parte dei soggetti censiti si traduce per l’Italia in minori costi produttivi, minore dipendenza dall’estero per le risorse, maggiore competitività e innovazione, che intreccia anche le tecnologie dell’industria 4.0. Tutti i settori e tutte le filiere ne sono interessati, dall’agricoltura all’abbigliamento, dal design alla meccanica (con la progettazione di macchine utensili sempre più orientate all’efficienza e al recupero, e anche per questo siamo leader mondiali) dalla chimica all’arredo casa: che si tratti di prodotti realizzati da una grande varietà di scarti (le briccole usate di Venezia, il pastazzo degli agrumi, le bottiglie in plastica) o della rigenerazione degli elettrodomestici, del riutilizzo degli abiti (magari dando una nuova occasione a persone in difficoltà) o della produzione di bioplastiche. Con la grande novità che l’economia circolare – gli scarti di un’impresa diventano la materia prima di un’altra – intreccia le filiere tra loro e ne riscrive i rapporti: dando nuove opportunità a quella capacità collaborativa che, basti osservare i distretti, è parte del DNA e della competitività del nostro sistema produttivo. L’economia circolare rinnova e arricchisce la nostra vocazione al design.
Il tema cruciale della progettazione per allungare la vita dei prodotti, per il riuso e il riciclo, e le materie prime seconde che sono il cuore dell’economia circolare non offrono solo efficienze e sinergie tra filiere, ma anche, come ben dimostra lo spaccato del made in Italy circolare nelle pagine seguenti, nuove opportunità all’ingegno e alla creatività nazionale: processi nuovi, prodotti nuovi, nuove competenze che le università stanno creando e immettendo nel mercato a disposizione delle imprese. L’economia circolare offre dunque, su tanti fronti diversi, nuova linfa alla green economy e al made in Italy.
Le cento eccellenze che leggerete nel volume descrivono un Paese che, nonostante i tanti problemi e ritardi, è all’avanguardia su temi cruciali come la sostenibilità ambientale, la gestione della scarsità delle risorse e il contrasto ai cambiamenti climatici. Sfide ambientali che chiamano in causa ricerca, innovazione, tecnologie, competenze, formazione: in ultima analisi la competitività complessiva di un sistema Paese.
Cento eccellenze che, se ne guardiamo in filigrana i tratti salienti, ci raccontano di un’Italia che fa l’Italia e innova senza perdere la propria anima; ci parlano di un modello di economia e società più sostenibile e competitivo, più equo, che potrebbe rappresentare la risposta italiana alle questioni scottanti che il presente e il futuro pongono al Pianeta.

 

Francesco Starace
Ermete Realacci

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