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SALVA

Milano sei l’altro

Il progetto di welfare di comunità del capoluogo lombardo

05 Gen 2018 - Redazione

“Attivare la comunità e coinvolgere le imprese, nella convinzione che conciliare sfera professionale e personale non riguardi solo la dimensione privata delle persone, ma tocchi da vicino tutti i soggetti del territorio”

Un nuovo tipo di welfare, comunitario e integrato. Un modello che consente, attraverso processi di inclusione e partecipazione, di offrire risposte innovative a problemi cruciali della contemporaneità, come la conciliazione vita – lavoro – famiglia. Il tutto tramite la messa in rete di aziende, non profit, cittadini ed enti locali e un processo basato su due assi: attivare la comunità e coinvolgere le imprese, nella convinzione che conciliare sfera professionale e personale non riguardi solo la dimensione privata delle persone, ma tocchi da vicino tutti i soggetti del territorio.
E’ questo il progetto di welfare di comunità Milano sei l’altro, che è partito con un’indagine territoriale e interviste a soggetti rappresentativi del Municipio 6 e del Municipio 4 di Milano, cui ha fatto seguito la mappatura dei bisogni e l’ingaggio degli attori selezionati. Tra gli aspetti peculiari del progetto ci sono: la selezione e la formazione di 8 Manager di Comunità, una nuova figura creata per facilitare i percorsi di autoattivazione, promuovere un dialogo costante e assicurare una presenza fisica facilmente individuabile nelle comunità; l’organizzazione di laboratori urbani, luoghi dedicati all’incontro, per immaginare con i gruppi stessi possibili risposte tagliate su misura per la comunità; la creazione di connessioni con il business, realizzate con i responsabili risorse umane di imprese grandi e piccole, che hanno poi, fra l’altro, reso fruibili degli spazi aziendali alla comunità. Le Isole di Wendy – cosi sono stati chiamati i laboratory urbani – grazie al lavoro dei manager di comunità e all’adesione di PMI e micro imprese, trovano casa in realtà già attive sul territorio e hanno l’intento, oltre che di ospitare spazi funzionali per l’accudimento dei più piccoli, di diventare luoghi di ascolto, confronto, scambio e informazione e di offrire servizi, socialità ed attività culturali per le donne e le loro famiglie, al fine di garantire una rete di servizi capillare e diffusa a supporto di mamme e papà. Il progetto promuove un modello che si fonda sulla partecipazione attiva di donne che stanno affrontando diverse fasi della maternità e che non vogliono più essere mere utenti di servizi, in cui spesso non si riconoscono o che soddisfano solo parzialmente le loro esigenze, ma che vogliono svolgere un ruolo attivo nelle definizione dell’offerta, mettendosi in gioco e partecipando alla costruzione delle risposte più adeguate alla propria situazione e a quelle altrui. In particolare, l’innovazione passa anche attraverso la reinterpretazione e riqualificazione degli spazi, restituendo alla comunità alcuni luoghi riconosciuti del quartiere – come farmacie, centri medici, ma anche bar – e farli tornare ad essere spazi di aggregazione, riconoscimento e scambio tra cittadini, con la possibilità aggiuntiva di poter gestire i bisogni dei propri figli piccoli – ad esempio allattamento, cambio pannolino e area giochi – con tutto il comfort possibile.

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