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CULTURA DRIVER SVILUPPO TERRITORIALE – CoopCulture e il sodalizio con la Comunità Ebraica a Venezia

a cura di con Giovanna Barni – Presidente CoopCulture e Michela Zanon – responsabile della gestione del Museo Ebraico di Venezia e coordinatrice dei siti ebraici in affidamento a CoopCulture.

21 Ago 2017 - Redazione

CoopCulture per lo sviluppo dei territori e il dialogo interculturale: il sodalizio con la Comunità Ebraica a Venezia

 

Accesso ai luoghi della cultura, servizi di accoglienza al pubblico, visite didattiche e supporti tecnologici alla fruizione del patrimonio. Ma anche dialogo con le comunità, modelli di sviluppo per l’imprenditoria locale, promozione di itinerari culturali e turistici personalizzabili. In quasi 30 anni di attività il core business di CoopCulture si è diversificato e arricchito in maniera esponenziale, seguendo un processo di crescita che dalla efficiente gestione dei servizi al pubblico per la fruizione dei musei e dei monumenti sta mutando in un approccio più ampio e completo volto alla valorizzazione del patrimonio culturale diffuso e dei territori, individuando, proprio nella cultura, una leva insostituibile di sviluppo sociale ed economico.

 

Capacity building al servizio dei territori e delle culture. Nel nome della sostenibilità, non solo economica ma anche sociale, culturale e organizzativa, guidata dai valori della cooperazione, CoopCulture ha adottato con convinzione un nuovo paradigma che vede la cultura come un incisivo propulsore di sviluppo “sostenibile”, misurabile cioè nella capacità non solo di attivare un’intera filiera produttiva che afferisce il più ampio settore della creatività e del turismo, ma anche di innestare delle dinamiche di coesione e dialogo interculturale. Un decisivo e responsabile passo in avanti per e verso i territori e le comunità, quindi, maturato anche grazie a fortunati incontri con alcuni dei protagonisti chiave della produzione e del dialogo culturale in Italia, tra questi la Comunità Ebraica a Venezia.

Un modello di partenariato in continua evoluzione. Lungimirante, coraggiosa, con un forte senso di identità e spinta anche da esigenze prettamente demografiche, nel 1989 la Comunità scelse di affidare all’esterno la gestione globale dei servizi al pubblico e l’offerta educativa del Museo Ebraico di Venezia, aperto già dal 1955 nel primo ghetto d’Europa, e profondamente radicato nella storia della città. Individuò in CoopCulture (allora Codess Cultura) un partner in grado di dare importanti garanzie di affidabilità e professionalità e pronto ad impegnarsi, anche rischiando, nella gestione del museo, avviando quindi un modello sfidante, tutt’altro che un’esternalizzazione, quanto una collaborazione strutturata. L’avvio dell’intesa necessitò infatti di un anno di progettazione condivisa intorno ad obiettivi comuni e di negoziazione per concordare un regolamento atto a conferire ad ambo le parti garanzie di riuscita dell’impresa, ma soprattutto per affrontare, vincendola, la sfida più grande: quella culturale. Il servizio fin dagli esordi è stato impostato con un obiettivo ambizioso e di grande apertura: far conoscere ai visitatori la cultura ebraica e nello specifico la storia degli ebrei veneziani, legando all’esposizione dei preziosi oggetti custoditi una continua e costante mediazione culturale, una comunicazione attenta all’incontro o al riconoscimento di comuni identità anche tra pubblici diversi.  Per far ciò è stato attivato un processo permanente di formazione e di assistenza in loco: la Comunità Ebraica di Venezia da sempre ha offerto agli operatori didattici corsi di educazione all’ebraismo, cultura, storia, festività e riti verificandone le competenze, predisponendo l’aggiornamento del personale in servizio e mettendo a disposizione in loco un curatore come espressione ed estensione di sé. CoopCulture, da parte sua, ha conferito esperienza, tecniche affidabili e sempre innovative e un aggiornamento continuo della relazione con il pubblico attraverso anche le nuove tecnologie.

Parallelamente è stata co-progettata l’offerta dei servizi, con notevole sviluppo e incremento degli stessi nel tempo. Ad un global service di  servizi al pubblico, condivisi tra museo, sinagoghe e l’antico cimitero, infatti, si sono negli anni accompagnati i servizi educativi (con lo sviluppo di un team di educatori adeguatamente formati per condurre attività di didattica sulla Shoah, tema delicato, ma fondante per lo sviluppo di una coscienza civica delle nuove generazioni), la creazione e gestione di una libreria specializzata in Judaica, l’organizzazione di mostre e incontri con autori e la promozione di iniziative culturali. La scelta di proporre una fruizione diffusa e diversificata dei luoghi legati alla cultura ebraica è stata certamente agevolata da un orario di apertura ampio e regolare, da una pianificazione stabile degli eventi e da un’organizzazione strutturata ma allo stesso tempo flessibile, nonché dall’utilizzo di SnAPP, un sistema di vendita di biglietti d’ingresso e di servizi di proprietà CoopCulture, che facilita e amplia le possibilità della biglietteria on site e on line.

Il Museo, che si può definire “diffuso”, consta di una sede espositiva per la collezione permanente, e di diverse sinagoghe dislocate nell’area del Ghetto: un unicum assoluto dal punto di vista storico, artistico e architettonico.

Il bacino dei visitatori afferisce a tre macro categorie: turisti culturali, turisti religiosi e studenti, di varia provenienza. L’offerta base, che prevede una visita accompagnata dall’approccio fortemente didattico, si è con gli anni potenziata tramite visite tematiche, itinerari ad hoc, visite private e laboratori didattici, di cui i servizi educativi vantano un ampio e sempre rinnovato catalogo in linea con i percorsi formativi scolastici e/o dedicato ad approfondimenti specifici in occasione di mostre o ricorrenze (si pensi alle proposte sulle festività ebraiche, e al complesso lavoro inerente le attività per il Giorno della Memoria).

Per un ulteriore ampliamento di offerta, opportunità e, quindi, di flussi turistici sono stati significativi alcuni interventi strutturali, sui quali CoopCulture ha investito sia in termini  di progetto che di realizzazione: è stata così recuperata un’officina fabbrile di proprietà della Comunità, da destinare ad uno spazio di riposo e ristoro; una caffetteria kasher, aderente alla normativa alimentare ebraica; ed un bookshop che, in breve, è divenuto libreria specializzata rinomata su tutto il territorio nazionale.

Al restauro di questi spazi, nel 2002 se ne è aggiunto uno ulteriore, di un altro bene della Comunità: una ex falegnameria del Ghetto Vecchio, riconvertita in un’aula didattica polifunzionale dedicata alle attività più varie: dai convegni ai laboratori, alle mostre, in una innovativa interazione tra museo, territorio e istituzioni cittadine, trasformando il Museo e tutto il ghetto in un luogo di dialogo fra culture e forme d’arte. CoopCulture ha saputo creare diverse sinergie con le varie economie del territorio: arti performative, editoria, prodotti della creatività, prodotti gastronomici. Fra tutti l’esempio della recente collaborazione con il vicino Teatro di Villa Groggia che ha prodotto per il Museo delle letture sceniche di grande impatto e ha ospitato importanti momenti di teatro destinato ai bambini della scuola primaria; e quello con La Gagiandra, una piccola cooperativa sociale veneziana dedicata all’inserimento nel mondo del lavoro di persone svantaggiate, che s’impegna nel riciclo di tessuti e che si è cimentata nella realizzazione delle Kippoth, i copricapi ebraici.

Nel 2004, poi, grazie alla Regione Veneto, gli spazi prettamente museali sono stati ampliati e arricchiti da una nuova sezione dedicata alla storia degli ebrei veneziani a completamento del percorso di visita preesistente.

Un continuo ampliamento di servizi e di spazi per innalzare la qualità della fruizione cui corrisponde un patrimonio umano di operatori di alto profilo professionale, anch’esso arricchitosi nel tempo di nuove figure e nuove specializzazioni. Sono 16 i soci CoopCulture che lavorano al museo, tutti laureati, parlanti diverse lingue, profondi conoscitori della cultura ebraica e ognuno nel tempo, secondo le proprie inclinazioni, ha sviluppato o perfezionato ulteriori competenze in allestimento mostre, gestione libraria, comunicazione, didattica, organizzazione e logistica. Di supporto all’organico stabile, il Museo accoglie in alta stagione almeno altri 3 o 4 dipendenti di rinforzo per accogliere i numerosi gruppi studenteschi.

Il museo è un luogo di aggregazione potente: artisti, giornalisti, scrittori vi giungono per proporre attività, quali workshop, presentazioni, incontri e piccole esibizioni. In media il Museo ospita almeno 2 mostre l’anno e ha all’attivo dall’inizio della gestione CoopCulture quasi 50 mostre, di cui molte co-prodotte. Intenso è anche lo scambio con altri partner di lavoro: tour operator locali e internazionali, l’Associazione Veneziana Albergatori, VELA la società che si occupa di mobilità in laguna e di vendita accessi ai musei della città, sono solo alcuni degli attori con cui CoopCulture s’interfaccia.

Il Museo è così diventato negli anni un luogo vivo e in continua connessione con il territorio e con il network ebraico a livello italiano e internazionale: è in rete con altri attori culturali e turistici della città, tra cui le università; è espressione della realtà veneziana in occasioni quali la Giornata Europea della Cultura Ebraica e il Giorno della Memoria, e costruisce sinergie con altri musei, comunità e istituzioni ebraiche. È interlocutore ai tavoli europei dedicati alla cura del patrimonio culturale ebraico e alla sua valorizzazione e collabora costantemente con realtà come il Mémorial de la Shoah di Parigi.

La sinergia tra CoopCulture e la Comunità ha reso il Museo Ebraico di Venezia un luogo di cultura in continuo fermento e capace di generare un impatto costante e continuo sulle comunità. In 27 anni di gestione si sono sviluppati nell’area numerosi servizi turistici: nella zona del ghetto sono stati aperti 4 ristoranti, 1 antico panificio che sforna dolci della tradizione ebraica e 1 locanda che offre la colazione kasher e i timer per lo Shabbat. Da qualche anno la Comunità ha aperto 1 residenza kasher proprio in Campo di Ghetto Novo. Sono state inaugurate diverse gallerie d’arte che costellano il ghetto, è stato restaurato e aperto al pubblico 1 degli antichi banchi di pegno e infine, indicatore d’eccellenza dei flussi turistici veneziani, in ghetto esiste da alcuni anni 1 stazio di gondole.

La fruizione, prettamente orientata all’accrescimento di saperi e scambio di conoscenze con i visitatori, ha permesso di attivare un interessante processo di innovazione sociale, unitamente ad un nuovo approccio nella comunicazione. La diversificazione dei canali di dialogo, dal web ai social network, hanno visto crescere esponenzialmente gli utenti, contestualmente la vetrina on line ha permesso di diversificare i percorsi di visita ed incentivare acquisti di altri prodotti. Nel 2016 è anche stata realizzata, in collaborazione con l’università IUAV di Venezia, MAPPOT, un’app in grado di geolocalizzare su mappe storiche i luoghi veneziani legati alla cultura ebraica.

Non solo aumento dei visitatori ma anche audience development. Questi i risultati in termini di flussi di visitatori: dall’avvio della gestione CoopCulture il numero degli utenti è quasi triplicato, passando da 38 a quasi 90 mila, superando anche anni di crisi, spesso legate a cali improvvisi dell’utenza o a tragici eventi esterni. Complice anche la resilienza, tipicamente cooperativa, dovuta al forte radicamento territoriale, alla mutualità, alla capacità di reagire e differenziare l’offerta e facendo leva anche su circa 20 mila studenti in visita ogni anno e i 35 mila indirizzi mirati di utenti che seguono le attività del Museo un picco di quasi 90.000 visitatori è stato nuovamente raggiunto con le celebrazioni del cinquecentenario del ghetto nel 2016. E per il 2017 il trend appare assolutamente positivo.

Il modello Venezia, ritenuto di successo sia in termini quantitativi che qualitativi che di sostenibilità, è stato presto esportato in altri luoghi d’Italia dove è parimenti forte e radicata la cultura ebraica. Dal 2006 CoopCulture cura le visite guidate in alcune sinagoghe piemontesi; nel 2010 ha offerto un percorso di formazione destinato alle guide ai luoghi ebraici di Siracusa in Sicilia; dal 2012 gestisce la valorizzazione e fruizione dei beni culturali della Comunità Ebraica a Firenze e Siena; dal 2014 eroga i servizi offerti dal Museo dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara e dal 2015 presidia il Museo della Padova Ebraica. Complessivamente l’impegno di CoopCulture relativo alla valorizzazione della cultura ebraica si potrebbe quantificare in circa 150.000 visitatori gestiti annualmente. Alla rete locale si è quindi aggiunta la rete con altri luoghi ebraici in Italia tramite un biglietto integrato, mentre è in fase progettuale la realizzazione di una piattaforma con funzioni di mappatura, vetrina e promo commercializzazione che metterà virtualmente a sistema alcuni luoghi dell’identità culturale ebraica italiana, ed anche le attività, le feste e gli eventi correlati. Una ulteriore tappa per la mise en valeur degli itinerari culturali ebraici all’interno della rete dei cammini europei.

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